💊 Medicina & Salute

Scoregge e morbo di Parkinson: il legame con l'intestino

Il morbo di Parkinson è noto per i tremori e i movimenti rallentati, eppure alcuni dei suoi primissimi segnali non compaiono nelle mani ma nell'intestino, spesso decenni prima di qualsiasi tremore. Stitichezza cronica, gonfiore e flatulenza alterata sono oggi riconosciuti tra i marcatori precoci più affidabili di una malattia che, sorprendentemente, potrebbe iniziare nell'intestino anziché nel cervello.

La stitichezza: il primo sussurro del Parkinson

Molto prima che compaia il classico tremore, l'apparato digerente lancia spesso un allarme silenzioso. Ampi studi prospettici, tra cui il pionieristico Honolulu Heart Program, hanno rilevato che gli uomini con meno di un'evacuazione al giorno avevano un rischio da due a quattro volte maggiore di sviluppare in seguito il Parkinson, e questa stitichezza poteva precedere i sintomi motori fino a vent'anni. La ragione risiede nel sistema nervoso autonomo, che controlla la muscolatura involontaria dell'intestino. Nel Parkinson questo sistema degenera presto, rallentando le contrazioni ritmiche che fanno avanzare il cibo. Il risultato è un transito lento, feci trattenute, gonfiore e un evidente cambiamento nella frequenza e nel carattere della flatulenza. Poiché questi disturbi sono comuni e facilmente attribuiti alla dieta, vengono spesso trascurati come primo sussurro di un processo neurodegenerativo in atto in silenzio.

L'ipotesi dell'intestino per primo e l'alfa-sinucleina

L'idea più provocatoria della moderna ricerca sul Parkinson è che la malattia possa in realtà iniziare nell'intestino. Nel 2003 il neuroanatomista Heiko Braak propose che la proteina mal ripiegata alfa-sinucleina, il tratto molecolare distintivo del Parkinson, compaia dapprima nei nervi della parete intestinale e poi risalga verso il cervello lungo il nervo vago, la grande autostrada che collega intestino e tronco encefalico. Questa ipotesi dell'"intestino per primo" ha ricevuto un forte sostegno da un ampio studio danese secondo cui le persone sottoposte decenni prima alla recisione chirurgica completa del nervo vago (vagotomia troncale) avevano un rischio nettamente inferiore di sviluppare il Parkinson. Se un nervo vago reciso blocca il cammino della malattia, l'implicazione è sorprendente: per molti pazienti il Parkinson potrebbe davvero risalire dal tratto digerente al cervello.

Un microbioma alterato, gas diversi

I trilioni di batteri del colon svolgono il vero lavoro di produzione dei gas intestinali, e nei pazienti con Parkinson questa comunità risulta misurabilmente alterata. Studi guidati da Filip Scheperjans e altri hanno rilevato che le persone con Parkinson presentano una firma microbica particolare: un numero ridotto di Prevotella e di altri batteri che fermentano le fibre in benefici acidi grassi a catena corta, insieme a un aumento di specie pro-infiammatorie. Meno acidi grassi a catena corta possono indebolire la mucosa intestinale e favorire l'infiammazione che si ritiene inneschi il mal ripiegamento dell'alfa-sinucleina. Questo equilibrio batterico alterato modifica anche la fermentazione stessa: quanto gas si produce, quali gas prevalgono e come l'intero sistema odora e si comporta. I ricercatori discutono ancora se il microbioma alterato sia causa, conseguenza o acceleratore della malattia, ma il suo legame con i sintomi intestinali è innegabile.

Perché un transito lento significa più problemi di gas

Quando il transito intestinale rallenta, cibo e residui permangono molto più a lungo nel colon, offrendo ai batteri residenti ore in più per fermentarli. Più fermentazione significa più gas, più gonfiore e maggiore disagio addominale: una conseguenza meccanica diretta dell'intestino lento del Parkinson. Purtroppo alcune terapie peggiorano la situazione: i farmaci anticolinergici usati per il tremore rallentano ulteriormente l'intestino, e la stessa levodopa può influire sulla motilità gastrointestinale. Gestire questi sintomi è una parte reale della cura del Parkinson. Fibre adeguate, abbondante idratazione, attività fisica regolare e, in alcuni casi, probiotici mirati possono alleviare la stitichezza e ridurre il gas intrappolato. I neurologi chiedono sempre più spesso ai pazienti delle loro abitudini intestinali non solo per comodità, ma perché l'intestino offre una finestra sulla malattia stessa, e mantenere in movimento l'apparato digerente migliora sia la qualità della vita sia, potenzialmente, l'assorbimento dei farmaci essenziali.

Lo sapevi?

Curiosità

Nello studio nazionale danese i pazienti a cui il nervo vago era stato completamente reciso decenni prima mostravano un rischio di Parkinson inferiore di circa il 40 per cento rispetto alla popolazione generale: uno degli indizi più forti, nel mondo reale, che per molte persone questa malattia del cervello potrebbe iniziare il suo viaggio in un luogo assai meno glamour: l'intestino.

Fonti

Articoli correlati

Vai alla Galleria 💨

‹ Torna all’Enciclopedia